Marco Pietracupa, CLAOSH
Il momento inutile di Pietracupa è una forma di resistenza all'indimostrabilità del mondo esterno. L'uso del green screen o di fondali artificiali, con le loro sbavature e le loro incertezze di contorno, non è un artificio, ma la dichiarazione di un'irruzione accidentale: l'elemento perturbatore che ci scaraventa oltre il limite della rappresentazione, giù nello spazio nero del flash. Entrare in “Claosh” significa predisporsi a subire l’impatto. Significa accettare che il reale sia un’entità falsa, un velo che solo il lampo di un flash "eretico" può squarciare per un attimo, mostrandoci l'improprio meraviglioso prima che tutto torni nell'oscurità. Una dimensione surreale dove, nella nostra idea, allo spettatore sia concesso uno spazio attivo di interpretazione e riflessione. Non c'è giudizio, non c'è morale. Esiste solo l'immagine, nuda e assoluta, che ci fissa a grandezza naturale. Walter Borghisani
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