PIER VINCENZO RINALDI

primordiale del mare. Sono lavori che ci fanno comprendere come profondo e impellente fosse il bisognodi esprime e rende- re evidente un radicato legame e desiderio di vita. Ancora una volta Vincenzo ci narra e ci conduce in un percorso di vita, della sua vita, che con grande consapevolezza sapeva giunta ad un punto di di cile ritorno. Non stupiscano in questo mio breve prologo i riferimenti teogonici e cosmogonici perché erano presenze costanti nel suo lavoro; non è un caso se in una delle prime esposizione fatte insieme a Salerno nel 1982, le sue opere narravano i miti arcaici, preolimpici, dell’antica Grecia. Ed è in questa antica e profonda fantasmagorica narrazione mitica, che è all’origine della nostra cultura, che si colloca e si sviluppa l’ultimo periodo artistico di Pier Vincenzo Rinaldi, il fraterno e caroamicoVincenzo. Desidero in ne ringraziareper la suadispo- nibilità Pierpaolo Mangano, della Mangano Galleria d’Arte, per la sensibilità dimostrata nel render possibile questa mostra, la famiglia di Vincenzo, ma soprattutto Aurelijus Marca, nipote, che attraverso un lavoro minuzioso, attento e prezioso di cataloga- zione del materiale artistico dello zio ha sorretto e reso possibile questo progetto. Guglielmo Aschieri Emilio Parlare di Vincenzo non mi è semplice, cercare di dire e di sintetizzare un percorso di stima e di profonda amicizia che ci ha accompagnatoper tutta la vitami riesce arduo, non sono abitua- to ad esprimere il mondo che mi circonda, le emozioni, le esperienze, i dolori e le so erenza della vita attraverso le parole, lo faccio preferibilmente attraverso la pittura e esprimere l’assenza, la perdita di Vincenzo è dare voce a uno di questi mondi. Quando è nata in me l’idea di proporre una sua mostra sui lavori realizzati nel suoultimoperiododi cammino, c’era e c’è la consapevolezza di un o rire un itinerario straordinario, una strada iniziata con lamorte dellamoglie Lucia, pochi anni prima, e proseguita sino alla ne del suo esserci in questa vita. Anche Vincenzo ha sempre usato l’arte come modalità espressiva naturale, congeniale e più e cace per narrare il proprio vissuto. Ho visto nascere e svilupparsi questo tragitto chemi ha emozio- nato e portato a ri ettere, a comprendere quali straordinarie capacità di accettazione e rielaborazione del reale Vincenzo fosse riuscito a mettere in campo per confrontarsi ed a rontare lamalattia che lentamente lo stava consumando e portando via. Impresa eccezionale perseguita in silenzio, giorno dopo giorno. Quando mi mostrava i suoi ultimi lavori ci fermavamo semplice- mente ad osservarli, non c’era bisogno di nessuna parola, nessu- na spiegazione, nessuna analisi, tale ed evidente era la potenza e la forza espressiva delle sue opere. Fra di noi non c’era bisogno di illustrare, di dire, l’osmosi e la comunicazione erano semplice- mente nell’opera, nella sua potenza espressiva. La genesi è stata la drammatica durezza della malattia della moglie Lucia, cara amica, cheVincenzo si è trovato ad a rontare e che ha provato a rielaborare attraverso l’arte dell’architettura ideando e realizzan- domodelli (non presenti inmostra) di strutture, di edi ci, provvi- sti di denti che li ancorano tenacemente a Gea, la Terra Madre, divinità femminile feconda, materia originaria da cui prendono vita tutte le cose. Così era l’a etto e l’amore che ha unitoVincen- zo e Lucia nella loro vita. In questo lavoro creativo Lucia appare come un solido e possente edi cio attaccato saldamente alla terra a cui tenacemente vuole appartenere, da cui vuole svilup- parsi e attingere linfa. Questo per Vincenzo era Lucia e dolorosa- mente grande per lui è stata la sua scomparsa. Da lì a poco Vincenzo dovrà iniziare un altro duro percorso personale ed in questa di cile realtà riesce, nuovamente, ad a rontare ed analizzare con consapevolezza la suamalattia. Le opere nascono dalla necessità di “vedere”, attraverso il disegno le forme ed i con ni delle parti del suo corpo che hanno iniziato a cambiare e deteriorarsi, ed inquestopercorsodi consapevolezza creativa la tecnica dell’acquarello è il mezzo espressivo che attraverso la forza e la luminosità del colore tenta di mostrare una nuova forma di vita. Attraverso una riproduzione anatomica attenta e precisa degli organi malati, Vincenzo riesce a trasformarli a tras gurarli in elementi vegetali rigenerandoli, restituendogli una nuova vita, una vita nuova che sente svilupparsi dentro di lui. Èunpercorsodi accettazione, di presadi coscienza edi analisi di un futuro purtroppo ineluttabile. La minuziosa analisi e rappresentazione dei suoi organi interni e questa trasformazio- ne in fantasiosi vegetali diventano un mezzo, un suo modo di rigenerazione, una rinascita che è risposta alla tragicità della vita. Ecco che in questo giardino fantastico, la vita continua, continua attraverso l’arte, attraverso una sensibile e attenta creatività. Ed è in questo suo percorso, in questo suo giardino di nuova vita, che Vincenzo ci prende per mano e ci conduce. Anche la scultura, in questa fase, lo accompagna. Con echi al precedente lavoro fatto per la moglie, Vincenzo crea delle strutture architettoniche primigenie che accolgono e difendono capanne, nidi, rami, e usa ami da pesca, tanti ami, che si impigliano, che trattengono, che pescano nelle profondità marine di Ponto, divinità maschile Pier Vincenzo Rinaldi, Senza Titolo , 2014, acquarello su marmo, 14,8x30x1cm Pier Vincenzo Rinaldi, Senza Titolo , 2014, Legno e ami da pesca, 21x14,5x14,5 cm Canto rotto 5

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