MARIO CONSIGLIO - OSTILE ALLO STILE
8 Consiglio è un anima libera, irrequieta e piena risorse, ha in sé troppa energia per essere contenuta nel “sistemino” del mercato italiano, ottusamente limitato, bisogna ammetter- lo, all’imposizione di suonare sempre la stessa canzone. La sua forma mentis, purtroppo o per fortuna, si è evoluta in una sagoma che non si incastra più con i nostri schemi borghesi dell’arte. Il collezionismo nazionale richiede, agli artisti di successo, una costante riconoscibilità, super cial- mente avallata dalle gallerie, pena l’etichetta di “artista ingestibile”. Il quadro deve essere bello e non dare fastidio, ma Mario ha uno spirito anarchico, incapace di stare buono buono, in un angolino, a fare il compitino. L’arte per Mario è un viaggio introspettivo da continuare, con coraggio, no alla ne, e non è a atto disposto ad interromperlo, o deviarlo, per omologarsi al compiacimento del sistema. La Provvidenza vuole che nel 2008, venga invitato dall’O - cina del Historiador a L’Avana, presso la Galerìa Villena, dove presenterà una mostra antologica dal titolo: “Tutti gli insetti vengono da un’altro pianeta”, poi ripresentata a Roma, un anno dopo, presso il MACRO. Si tratta di sessanta opere dal formato ridotto, (studiato ad hoc per renderne possibile la spedizione oltreoceano), in cui si ritrovano, cito Beatrice: “tutti gli stilemi raccolti lungo il cammino della propria ricerca: una valigia da viaggio in cui ha riposto il materiale a lui più caro”. È facile intuire che questa mostra celebrativa, in cui il suo linguaggio ha raggiunto l’apice del potenziale, gli abbia permesso di fare il punto della situazione, prendere atto degli obiettivi raggiunti e guardare avanti. Comprendere che per centrare il proprio rinnovato bersaglio, avrebbe dovuto ora mirare altrove. L’esperienza nella capitale cubana gli regala la possibilità di confrontarsi con: “artisti strepitosi, capaci di creare, senza soldi, lavori pazzeschi, anche altamente tecnologici e completamente fatti a mano”. Ne rimane impressionato, gli impulsi della propria indole non possono più essere ignorati, è ora di completare la metamorfosi, uscire dal bozzolo e volare alto, mostrando al mondo l’iridescenza delle proprie ali. Nel 2009 Consiglio decide lucidamente di seguire il proprio istinto e trasferirsi a Berlino, l’unica capitale europea che gli può dare la possibilità di misurarsi, contemporaneamente, con tutte le prime linee delle avanguardie internazionali, concentrate in un unico e grandissimo “centro culturale”, che lui de nisce: “una bella giostra” su cui salire, per vedere tutto da una prospettiva più ampia. Questo processo di straniamento gli consentirà di scoprire nuovi tipi di esteti- ca, a rancarsi dai modelli classici che geneticamente si portava dietro, e nalmente “liberarsi dallo stile”. Analogamente all’originale procedimento del suo lavoro, che prevedeva di frammentare le parti di un’immagine, per poi ricomporle in una forma “lievitata” e quindi dal poten- ziale maggiore; attraverso l’esperienza berlinese, che vive come una rivoluzione anti-arte, Consiglio smonta concet- tualmente il proprio codice espressivo per poi rimontarlo con una accresciuta consapevolezza. Berlino è il passaggio ad un livello superiore, un “allenamento” che ne espande l’aura creativa, che si conclude nel 2011, dopo due anni e mezzo, presso il Grimmuseum, con unamostra a lui dedica- ta, signi cativamente intitolata: “I don’t need enemies”. Consiglio is an artist with a free spirit, restless and brimming with creativity. He radiates too much energy to be con ned within the parameters of the Italian art market, which is often narrowly focused on demanding the same tune from successful artists, albeit under di erent guises. Unfortuna- tely, or fortunately, his way of thinking has evolved into a shape that no longer ts neatly within our bourgeois art frameworks. National collectors often expect successful artists to maintain a constant recognizability, super cially endorsed by galleries, lest they be labeled as "unmanage- able artists". Art, in their eyes, must be beautiful and ino en- sive. However, Mario possesses an anarchic spirit, incapable of sitting quietly in a corner, following prescribed paths. For him, art is an ongoing introspective journey, one he's deter- mined to pursue courageously to the very end, unwilling to interrupt or deviate it for the sake of conformity. In 2008, a fortuitous invitation from the O cina del Historia- dor took Mario to Havana, Cuba, where he presented a retrospective exhibition at the Galería Villena titled “All Insects Come from Another Planet”, reprised in Rome a year later at the MACRO. This exhibition featured sixty smaller-format works, (speci - cally designed to facilitate overseas shipping), encapsula- ting, quoting Beatrice: “all the stylistic elements he had gathered along the course of his artistic exploration: a suitcase of his dearest materials”. It's easy to understand that this celebratory exhibition, in which his language had reached the pinnacle of its poten- tial, allowed him to take stock of the situation, acknowledge his achievements, and look ahead. He realized that, to hit his renewed target, he would need to aim elsewhere. His experience in the Cuban capital provided him with the opportunity to collaborate with remarkable artists who, despite limited resources, created incredible, highly techno- logical, and entirely handmade works. He was deeply impressed. The impulses of his nature could no longer be ignored; it was time to complete the metamorphosis, break free from the cocoon, and soar high, revealing to the world the iridescence of his wings. In 2009, Mario Consiglio made a lucid decision to follow his instincts and relocate to Berlin. Berlin was the only European capital that could o er him the opportunity to engage simultaneously with the forefront of international avant-garde art movements, all concentrated within one vast cultural center—"a magni cent carousel”, as he descri- bes it, that enables a much wider perspective. This process of estrangement allowed him to discover new forms of aesthe- tics, liberate himself from the classical models ingrained in him, and ultimately, "break free from style”. Similar to the unique process of his work, which involved fragmenting parts of an image only to recompose them in an ‘elevated’ form with greater potential, Consiglio, during his Berlin experience, underwent a conceptual decon- struction of his own expressive code. He then reconstructed it with heightened awareness. Berlin marked the transition to a higher level, a training ground that expanded his creative aura. This phase culminated in 2011 at the Grimmuseum with an exhibition dedicated to him, signi cantly titled I don't need enemies.
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