M.ARCANGELI - C.BONFIGLIO, RiSorridini

gallerista torinese. Ma soprattutto ignaro che cinque anni più tardi avrebbe conosciuto Lei, la compagna di una vita, una donna “potente”, avvolta da un’aura tangibile in grado di bilanciare appieno la sua energia. Maurizio nasce a Montecosaro, un piccolo borgo in provincia di Macerata, vi trascorse gran parte dell’infanzia sino a quando la famiglia decise di trasferirsi al mare: Civitanova Marche. Proprio in quegli anni sorse a Porto San Giorgio, 20 km più a sud, il primo Liceo Artistico della regione. Fu una fortuna per il giovane Arcangeli, troppo ingegnoso per limitarsi al taglio artigianale dell’Istituto d’Arte. L’“illuminato” corpo docente del liceo apre provvidenzialmente ai suoi occhi le pagine della rivista Segno, che insieme a Flash Art, rappresentava l’unico focus sulla contemporaneità di quegli anni: … Land Art, Kounellis… Ne rimane affascinato… Raggiunta lamaturità si iscrive all’Accademia di Firenze: “avevo voglia di cambiare aria…”. Nella culla del Rinascimento il suo talento è straordinariamente appagato, a livello tecnico, ma non concettuale. Il tableau vivant di Luigi Ontani nelle vesti di Bacco e la “carne umanamacinata” di Vettor Pisani, rimangono impressi nella suamente, stravolsero per sempre la sua concezione dell’arte, spostata ora sul pensiero. La sua mano è felice, così come il suo intelletto. L’ingombro dell’“idea dell’arte” sembra calzargli a pennello. Dunque anche la città dei Gigli inizia presto a stargli stretta, troppo legata alla tradizione. Un docente se ne accorge: “…Ma che cosa stai a fare qui a Firenze?…” Passato il biennio, lo orienta a Bologna, al corso di pittura di Concetto Pozzati, un saggio maestro in grado di coinvolgere attivamente i propri allievi nel dibattito culturale contemporaneo, ciò che serve a Maurizio per diventare Arcangeli. È il ‘79, Bologna è un palcoscenico in fermento calcato da illustri presenze internazionali, il vento è cambiato, l’imperante linguaggio concettuale cede gradualmente il passo ad una reazione di segno opposto. La pittura del passato è un punto lontano, verso il quale la gravità risucchia artisti vertiginosi, determinati a riscoprire la propria indole frugando nella specificità della cultura italiana. Tra loro spicca “un certo” Omar Galliani, fresco d’Accademia, le sue carte di grande formato, raffiguranti dettagli di capolavori leonardeschi, già campeggiarono sui muri della galleria più ricettiva dell’epoca: lo Studio G7 di Ginevra Grigolo. Il disegno torna al centro del dibattito culturale contemporaneo. Maurizio sale sull’altalena dell’arte nel momento in cui l’oscillazione scarica tutta l’energia cinetica all’indietro, basta un gesto perché il suo potenziale avanzi verso il contesto che gli appartiene: “Tu fai delle cose, le fai per intuizione, poi t’accorgi che effettivamente il battito c’è, sei in sintonia” . Se il citazionismo nasce come risposta reattiva alla filosofia concettuale, Arcangeli cerca diversamente un dialogo, una re-L-azione “con”, piuttosto che una reazione “a”. Troppo cerebrale per rinunciarvi, ma altresì troppo giovane e dotato per appiattirsi allo scarno e maturato linguaggio. Ha sempre buoni aggettivi per i colleghi coetanei, ma gli si illuminano gli occhi solo quando parla di Giulio Paolini, la più solida radice concettuale del suo percorso. Non a caso firma il suo esordio azzardando un confronto diretto col maestro torinese: “giovane che Ri-guarda Lorenzo Lotto”, del 1981, rappresenta il seme della sua intera poetica, germogliato in quel “prefisso” aggiunto al titolo del capolavoro del 1967, o meglio traslato dal sottotitolo originale: “Ricostruzione nello spazio e nel tempo del punto occupato dall’autore (1505) e (ora) dall’osservatore di questo quadro”. Se Paolini mira a ricostruire lo spaziotempo del XVI secolo, attraverso il medium fotografico; Arcangeli di fatto, lo costruisce ex novo mediante la tecnica manuale, emulando l’artefice originale: “ …mi piaceva il titolo, siccome sono uno che disegna la pittura, mi voglio divertire… Sono andato agli Uffizi a Firenze, ho chiesto le foto d’archivio di quel dipinto, le dimensioni reali… E l’ho ridisegnato al rovescio per non avere emotività, come un chirurgo” . Il risultato è una sintesi perfetta tra tecnica e pensiero: la grafite èmagistralmentemodulata sulla carta, al fine di rendere l’effetto spersonalizzato di una foto in bianco e nero. Arcangeli accetta la proposta di Paolini, Ri-gioca con lo spazio e col tempo attualizzando il remoto, il primo passo verso l’affermazione di un personale tramite espressivo che non intende più disegnare o dipingere, ma concettualmente “mimare la pittura”. Dal semplice spostamento di quel prefisso,

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