M.ARCANGELI - C.BONFIGLIO, RiSorridini
Tra la folla che all’epoca animava le fiere d’arte contemporanea intravidi, da lontano, il grande interprete dell’arte povera, ormai anziano raccoglieva i frutti di ciò che per decenni aveva seminato, la fama e il rispetto degli addetti ai lavori. Si allontanava, premurosamente scortato da un fitto entourage, come accade alle Star del suo calibro. Senza troppo pensare presi coraggio, afferrai la mano della Babi e con piglio sicuro la costrinsi a seguirmi in una corsa a ostacoli verso il maestro del tempo e dello spazio. La foga fu tale, una volta raggiunto, da allarmare i suoi accompagnatori, si frapposero tempestivamente tra noi e lui, quasi temessero per la sua incolumità…: “mi scusi”, emisi timidamente con voce fievole, ammirandolo con una delle mie persuasive “faccia d’angelo”, ciò bastò a rasserenare gli animi di quella gente distinta, elegantemente abbigliata, tosto lasciarono che ci rivolgessimo a lui dinnanzi: “potrei avere un suo autografo?”… I suoi occhi, inizialmente impenetrabili, convogliarono un cenno di sorriso solo quando incontrarono quelli azzurrissimi di Barbara che spalancandoli, “pretese” fosse anche a lei dedicato… “Mi sembra giusto!” esclamò divertita, irrompendo nella scena, l’unica signora del gruppo che, a quel punto, si abbandonò ad una corale risata spontanea, dileguandosi poco dopo. Sul momento non realizzai chi lei fosse, limitato dall’emozione, ma colsi distintamente l’aura che emanava, sorprendentemente bilanciata all’energia del più noto marito… Fu la volta in cui ebbi l’onore di rivolgermi al grande Mario Merz, ma altresì quella in cui persi l’occasione di ottenere l’autografo di Maria Luisa Truccato, meglio conosciuta come Marisa Merz. Il ricordo di quel giorno sarebbe riaffiorato alla mia mente molti anni dopo, quando scoprii che Clara Bonfiglio, tra i dieci esponenti del Nuovo Futurismo, è la moglie di Maurizio Arcangeli, talento che dai Novanta venero tra gli interpreti del Medialismo Analitico. Li vidi insieme per la prima volta in Piazza Leonardo, avevo un appuntamento con lui, mi avrebbe consegnato un “punto di domanda” acquistato da mio padre tempo prima. Aveva appena costruito la cassa su misura per contenerlo, ormai dotazione irrinunciabile per ogni lavoro di entrambi. Non mi sovviene cosa ci siamo detti quando Maurizio ci ha presentati, ma quella fierezza femminile non mi era nuova, fu il momento in cui compresi che anche l’energia di Arcangeli è in equilibrio con un’altra aura, intensa come quella di Bonfiglio. Sono svariate le coppie di artisti che hanno segnato la cultura occidentale: Dalì e Gala, Frida e Rivera, Christo e Jeanne-Claude, Krasner e Pollock… Abramovich e Ulay… Ci sono fiumi di letteratura a documentarle. A un anno di distanza dall’esposizione presso il Museo Civico di Viadana, ora spetta alla Galleria Mangano il privilegio di testimoniare l’opera di una prestigiosa coppia dell’arte, attraverso un indimenticabile passo a due. Una mostra mirata ad evidenziare i punti d’incontro, al di sopra delle differenze, fra i protagonisti di due movimenti artistici distinti ma coevi. Classe 1959, Clara eMaurizio sono due enigmatici scorpioni partiti da realtà sostanzialmente diverse, per approdare contemporaneamente nella mitica storia dell’arte italiana degli anni Ottanta. Quel periodo magistralmente descritto dal critico Renato Barilli in cui “apparvero elidersi tra loro le due spinte contrarie: …l’ambientalismo dell’Arte Povera e lo spirito revivalista dei movimenti legati alla citazione”. Da Boccioni in poi l’evoluzione artistica si proiettava attivamente verso un’“esplosiva” smaterializzazione delle forme nello spazio, anticipando un progressivo allontanamento dalla tradizionale rappresentazione pittorica, dal concetto di quadro e di scultura stessi. Un innovazione talmente precoce per l’epoca, inevitabilmente frenata da una reazione opposta, implosiva, un “ritorno alle origini” in cui De Chirico, con pennelli alla mano, sposta l’attenzione dall’originalità all’“originarietà”. Sulla scia degli studi intrapresi dallo storico svizzero Wölfflin, Barilli ci illumina sul mutamento incessante degli stili, che oscillano, come un pendolo, da un estremo all’altro. La grandezza degli artisti si misura nella capacità di esprimere le dinamiche del proprio tempo, talvolta anticipandole. “Gli stili variano in connessione con le variazioni della tecnologia del momento… noi siamo quello che la tecnologia assunta ci permette di essere…”. RiSorridimi
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