M.ARCANGELI - C.BONFIGLIO, RiSorridini

Gianluca Mangano in grado di cambiare la valenza della proposizione, nascono i successivi lavori delle punteggiature, nei quali i segni della scrittura escono dal ruolo didascalico del sottotitolo per elevarsi a soggetto stesso della rappresentazione. Apostrofo, virgola, parentesi, punto di domanda… Note essenziali che non lasciano adito all’interpretazione se esposte singolarmente, ma all’unisono compongono ciò che lui definisce “lo spartito del suono” , si appropriano dello spazio in parete evocando l’inavvertita musicalità delle parole: “UNQUADRO”… “UNASCULTURA”… “UNAFFRESCO”… L’elemento colto dell’arte concettuale sconfina nel criterio pittorico, assumendone con scrupolo la presenza monumentale: “Cara scrittura, ti sto utilizzando per comunicare visivamente unmessaggio portatore di sensazioni... Vorrei paragonarmi alla voce che dà "corpo" a questi segni… il mezzo che li fa viaggiare da un'entità all'altra con un ritmo, una sensibilità determinati dall'indole, dallo stato d'animo e dall'uso dei tuoi amici: punti, virgole, puntini puntini… Che mi permettono di ritmarti e ridarti come sensazione verbale…” . Sintonizzato sul battito dell’Arte Povera, Arcangeli rinuncia, quanto Bonfiglio, all’idea classica del quadro come finestra prospettica, animare lo spazio in parete è più congeniale che sfondarla. L’illusione, il divertimento del suo “giochino concettuale” esula dalla narrativa del “quando”, per sorprenderci del “come”. Lo stesso Barilli nell’88, vide per la prima volta i segni d’interpunzione sui muri dello Studio Marconi 17, intervallati da spazi misurati chirurgicamente. Come chiunque, ebbe la sensazione di ritrovarsi dinnanzi a delle sagome di legno dipinto, un abbaglio… Solo una seconda lettura svela ai più curiosi l’intenzione celata dell’artista, mimare la pittura è possibile soltanto, utilizzando gli elementi che tradizionalmente la costituiscono: telaio, tela, pigmento. La lezione di Paolini sposta lo straordinario virtuosismo di Arcangeli dal chiaroscuro alla progettazione accurata del supporto, che prende parte attiva nella “mimesi pittorica”. È sconsigliabile in galleria, ma staccare dalla parete una lettera, tenerla fra le mani, osservarla in ogni curato dettaglio, chiarifica la precisione con la quale telaio e tela ne danno sembianza. Fronte e retro appurano l’impulso ad una ricerca maniacale, il tentativo costante, di svelare il complesso legame tra linguaggio e immagine. Un quadro visto è “un quadro” letto, ma se la scrittura stessa prendesse le sembianze di una foglia, una farfalla, un fiore…Quale tra i due significanti verrebbe colto per primo? La curiosità di andare a fondo, aldilà delle apparenze superficiali, è la stessa prerogativa che Bonfiglio richiede allo spettatore, anche se lo sguardo parte da più lontano. Maurizio volge all’arte, Clara “mima” la realtà della condizione umana: osserva, seleziona e documenta attraverso il filtro neutrale del suo linguaggio. Non ha paura di cambiare forma, tantomeno contenuto, Bonfiglio persegue con integerrima coerenza l’obiettivo originale, sintetizzare porzioni di verità presente. La spensieratezza degli anni ottanta è ormai un ricordo, la disillusione di allora un anticorpo alla dura realtà oggi. Legno, resine e vernici industriali, di sorpresa lasciano spazio al ricamo, tecnica in disuso ma familiare, rimanda a mamme apprensive e nonne affettuose, amati tramiti di valori profondi… umani. “0/24” è un’installazione ready-made: graziosi vestitini bianchi, ricamati a mano, sfilano abbracciati lungo un piccolo stender circolare. L’inganno del visual merchandising cala lo spettatore nell’incantevole giro tondo dell’innocenza… sino a quando lamessa a fuoco del logo non c’entra il bersaglio e leva la terra sotto i piedi. Non si tratta di genitori premurosi e bambini fortunati, ma di fantasmi straziati tra sorde urla. Il mirino occupa il punto in cui il sangue inizia a sgorgare, impregna le bende di un’economia elitaria basata sul profitto, strozza il sorriso di una società impotente, che distratta dal superfluo dimentica il necessario. L’essere umano nasce con un’anima pura, capace di amare al di sopra della propria vita, sacrificarsi in nome di un ideale… Ma è fatto per vivere in branco, la legge vigente ne sovrasta la coscienza, la anestetizza. La speranza del risveglio sta nel coraggio, l’unica soluzione di continuità per scrivere, o disegnare, un bianco punto di domanda, in mezzo a punti esclamativi neri, e nonostante l’angoscia, sorridere ancora.

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