ANTONELLA MAZZONI - ANATRA SOLITARIA AL TRAMONTO
l’orizzonte. Si coglie nell’immediato la forte connotazione spirituale, citando nuovamente Cheng, parliamo di una pittura “da ascoltare meglio ancora che da vedere, in un raccoglimento che è già quello della meditazione, dove la realtà, discretamente, cede il posto alla verità”. Esattamente come lei desideri accada dinanzi ai suoi quadri, Antonella trova nell’opera di Tang Yin a nità e condivisione: l’anatra menzionata nel titolo in realtà è assente, cosi come è invisi- bile il tramonto, dato che non vi è colore, é il testo a sugge- rire che l’artista intende lasciare allo spettatore, la possibili- tà di immaginarsi il romitaggio dell’uccello e i colori del crepuscolo. Come tutti i grandi maestri Tang Yin brillava letteralmente in tutte le arti: pittura, poesia e calligra a. Nell’iscrizione che campeggia nel cielo del paesaggio, egli rende omaggio, di suo pugno, ai nobili ideali contenuti in un famoso saggio del poeta Wang Bo: “Sulla pagoda di Tengwang”, i cui versi hanno chiaramente ispirato, in un passaggio, il titolo dell’opera : “il bagliore del tramonto e l’anatra solitaria volano anco a anco, mentre l’acqua del ume autunnale e il lungo cielo si fondono in un unico colore”. L’artista ci regala la nostra visione attraverso il titolo, il testo e l’immagine, nulla di più profondamente concet- tuale e incredibilmente attinente alla poetica di Antonella Mazzoni. È sorprendente pensare che quest’opera, sia datata nel XVI secolo, non trovate? Antonella accetta l’invito di Tang Yin a collaborare ai gesti della creazione, partecipando al momento segreto in cui, spinto dallo Spirito, egli esprime il proprio mondo interiore. Questa intensa esperienza l’ha portata a ri ettere sulla possibilità dell’arte, di far rivivere all’osservatore, le stesse emozioni vissute dall’artista nei tempi della realizzazione dell’opera. Come sarebbe bello empatizzare con le grandi personalità della cultura mondiale? E come ricostruirne lo stato d’animo se non riproducendo il contesto nel quale hanno lavorato? L’idea è di rappresentare realisticamente sulla tela, i locali che essi hanno occupato per ore interminabili, quelle stanze misteriose, nelle quali hanno trovato la concentrazione necessaria, alla realizzazione dei loro capo- lavori, siano essi pittorici, letterari o scienti ci. Fedele al suo codice stilistico Antonella sovrappone all’immagine una scrittura, ma questa volta, in corsivo e in punta di pennello, come omaggio all’antica calligra a cinese. Frasi scelte con cura che concentrano il pensiero personale dell’artista in esame. A completare la scena l’introduzione inedita del suono: il sigillo di allora cinese è oggi per tutti il QR Code, grazie al quale Mazzoni può immaginare e registrare sono- rità pertinenti. Ecco che la percezione dei rumori, la lettura dei pensieri e la visione dello studio, collaborano alla ricostruzione di un preciso momento, aiutando il fruitore a “condividere con l’artista evocato, attraverso i propri neuro- ni specchio, un istante della sua mente”. Quel giorno, in biblioteca, Antonella ha associato l’esperienza dinanzi al capolavoro cinese a ciò che studió anni prima in ambito scienti co: i neuroni specchio, de niti anche neuroni dell’empatia, scoperti nel 1992 dal suo concittadino Giaco- mo Rizzolatti, neuroscienziato di fama mondiale. Grazie ad essi siamo in grado di comprendere le emozioni degli altri, perché semplicemente leggendole sui loro volti, si attivano in noi gli stessi stimoli neuronali che si attiverebbero se fossimo noi a provarle. I neuroni dell’empatia vengono de niti “specchio” per la loro capacità di “rispecchiare” ciò che vedono e Antonella ha visto, nella propria mente, l’immagine vitale dell’anatra che vola, solitaria, verso i colori accesi del tramonto, attivando le stesse attività cerebrali che si attivarono in Tang Yin cinquecento anni fa. Così come noi, ora, vediamo la confusione nello studio di Francis Bacon, sentiamo lo squittio dei topi che vi si nascondevano, e condividiamo, per un attimo, il tormento del suo pensiero. In conclusione, aldilà dell’aspetto scienti- co, che necessiterebbe approfondimenti speci ci, ciò che realmente interessa Antonella Mazzoni è l’intenzione, la volontà di creare una connessione con l’esperienza di menti geniali, che nel territorio artistico trova una concreta possibilità: ”nell’arte ognuno vede quello che gli piace vedere e crede quello in cui vuole credere, d’altra parte anche nella realtà ognuno vede quello che vuole vedere. Anche se le cose non sono dimostrate scienti camente, la gente è portata a credere la suggestione che gli viene proposta, la nuova realtà, perché l’arte è farti vedere la realtà in modo diverso da quello che tutti vedono, aggiun- gere qualcosa a quello che è ovvio, a quello che ancora non è stato detto su una questione che è comunque sempre uguale: usiamo parole che sono già state dette, guardiamo cose che sono già state viste, però noi aggiungiamo una piccola di erenza che giusti ca la nostra esistenza”. 3 Gianluca Mangano Foto di Francesco Tiso
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MjU1NDQ=